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  A Developer Abroad - Carlo Mangani
Pubblicato da Pasquale Sada il 2012-12-21 21:54:37

 Developer #6
 

Nome: Carlo Mangani

 

Città di residenza: Horsham, UK

 

Compagnia:Creative Assembly

 

 
 
 
 
 
 

Direttamente da The Creative Assembly, è la volta di Carlo Mangani.



Presentati a GPI, Carlo era un ragazzino col sogno di...?

 

Classe 1981, fin da piccolissimo ho preso confidenza con i tasti gommosi e i nastri dello Spectrum ancor prima di prendere confidenza con carta e penna. Ero totalmente affascinato dalla magia che animava quei mondi a 8bit sul piccolo televisore in bianco e nero che io e mio fratello usavamo per giocare. I videogiochi riuscivano a trasmettermi tantissime emozioni diverse e intense, più di qualsiasi film o libro avessi mai visto. Intanto crescevo e la mia curiosità cresceva assieme a me, e iniziavo a pormi un sacco di domande riguardo a come fosse fatto il gioco a cui stavo giocando in quel momento. Cosi' iniziai ad avere sempre più chiaro quale fosse il mio desiderio, il mio sogno: volevo essere prima di tutto capace di capire e poi, chiaramente, essere in grado di fare un videogioco! Da quel momento in poi tutte le mie principali scelte di vita sono state orientate verso questo preciso scopo, non senza molti sacrifici e momenti in cui avrei volentieri gettato la spugna. Ringrazierò per sempre i miei genitori per avermi comunque sostenuto e spronato in tutti questi anni, per avermi aiutato a diventare il nerd che oggi sono :-)

 

Qual è stata la tua prima esperienza fuori dal paese?


La mia prima esperienza lavorativa fuori dall'Italia è stata con Codemasters per cui ho lavorato per poco più di due anni e due titoli: DiRT 3 e DiRT Showdown. Descriverla brevemente vorrebbe dire usare due aggettivi: traumatica e istruttiva. Traumatica per via degli enormi cambiamenti che ho dovuto affrontare, per tutte le persone e le cose che ho mi sono lasciato alle spalle, per il fatto di dovermi adattare a ritmi, regole e lingua di un paese che non è il mio. Ora invece sorrido quando realizzo che tornare in Italia, anche solo per pochi giorni, mi sembra altrettanto traumatico, ma comunque sempre molto piacevole! Quella di Codies è stata anche una tappa molto istruttiva, una sorta di seconda gavetta dove ho potuto, finalmente, lavorare su grosse produzioni, con tecnologia avanzata, pipeline efficienti e circondato da professionisti e veterani della games industry. Come qualcun'altro ha detto in un altra intervista, è stato quasi come ripartire da zero, ma ne è valsa la pena visto che l'esperienza mi ha arricchito moltissimo sia professionalmente che umanamente.

 

Come descriveresti la tua esperienza di lavoro alla The Creative Assembly?


 Ho iniziato in CA da qualche mese ricoprendo quasi le stesse mansioni che avevo in Codemasters ma su una tipologia di gioco completamente diversa. Essendo responsabile di un particolare sistema ed avendo avuto completamente carta bianca, ho avuto la possibilità di partire da zero e riscrivere il codice secondo le mie idee e il mio stile ottenendo ottimi risultati e tante soddisfazioni in poco tempo. Se dovessi paragonare le due esperienze direi che nella prima ho avuto la possibilità di affinare le mie abilità per portarmi ad un livello adeguato, mentre ora sono nel momento di maturità professionale in cui so di poter attivamente contribuire al livello qualitativo del gioco, senza neanche tutto lo stress da scolaretto al primo giorno di scuola.


Quali differnze hai trovato tra il modo di lavorare in Italia e all'estero?


Tralasciando la differenza abissale della presenza di aziende e investimenti nel settore, con tutto quello che ne consegue, direi che la differenza principale sta nella meritocrazia, che non è una parolaccia. Meritocrazia nel mercato del lavoro qui in Gran Bretagna vuol dire che se fai bene il tuo lavoro e ottieni ottimi risultati, questo ti viene riconosciuto in diverse forme, certamente quella monetaria, aumenti di stipendio e bonus periodici e promozioni. Ma anche (e soprattutto) con un "semplice", ringraziamento o una mail apprezzamento quando completi un compito particolarmente fico o difficile. Quello che succede quando non fai bene o, secondo i tuoi datori di lavoro, potresti fare meglio, non è il licenziamento in tronco, ma è un dialogo più o meno formale dove si tenta di capire quali sono le difficoltà e si cerca di raggiungere insieme una soluzione. Chiaramente ci sono casi estremi in cui si arriva anche al licenziamento, ma quasi sempre si tratta di situazioni in cui si pone rimedio a comportamenti scorretti o infrazioni gravi dei termini di contratto. Difficilmente ho trovato in Italia lo stesso, onesto, riscontro da parte dei miei superiori. Nel bel paese il lavoratore è considerato una risorsa da sfruttare non da far fruttare.


Se avessi la possibilit‡ di fondare una tua compagnia in Italia o venissi contattato da una nuova e promettente software house Italiana, torneresti a lavorare nel nostro paese?


Questa è una domanda delicata...il desiderio di tornare, un giorno, in Italia c'è. Quello che manca sono le premesse. Anche se ci fosse veramente una realtà promettente, a lavoro su un bel progetto con un team di persone in gamba, ci penserei 5,10,100 volte prima di tornare. L'Italia ha la pressione fiscale fra le più alte in Europa con una qualità dei servizi più scadenti. La burocrazia italiana è fra le più asfissianti e complicate ed anche se si è in buona fede, sbagliare è facile con rischi enormi di sanzioni. Questo quadretto rappresenta quello che di più instabile e insicuro si possa immaginare per una nuova qualsiasi nuova realtà, non solo nel campo dei videogiochi. Il Regno Unito, facendo un altro paragone, di conseguenza alla crisi che anche qui si è fatta sentire, sta aumentando le tasse e tagliando servizi come tutti gli altri paesi, ma ha anche apportato numerosi piani di sviluppo per rilanciare l'economia fra cui l'oramai famoso Tax Break per l'industria video ludica senza limiti di investimento o dimensione dell'azienda. Quando vedrò qualcosa del genere in Italia sicuramente farò un pensierino a tornare.

 

Il mercato dei videogame è molto cambiato, agguerrito ma più accessibile.Cosa ti senti di consigliare ai piccoli team Italiani che stanno attualmente proliferando ovunque nel nostro paese?

 

Il mio consiglio è: andatevene! :D Scherzo ovviamente. Intanto provo un profondo rispetto verso questi ragazzi e ragazze che versano lacrime e sudore per realizzare i propri sogni in Italia. Mi rendo conto che non è per niente facile ed io onestamente non ci riuscirei. Il consiglio che potrei dare è sicuramente di evitare di fare passi più lunghi della gamba, siate umili e rendetevi conto che realizzare un videogioco, anche semplice, da distribuire non è per nulla una passeggiata. Siate furbi, cercate sempre di immaginare dove sarà l'industria fra 10-12 mesi e comportatevi di conseguenza. Siate creativi, pensate 'out-of-the-box'. Non proponete roba trita e ritrita a meno che non siate sicuri di aver fatto molto, MOLTO meglio. Dobbiamo ricordarci che noi italiani abbiamo gusto, stile genio e capacità di adattarsi che ad altri manca, dobbiamo cercare di valorizzare e far fruttare queste qualità. Un prodotto giusto piazzato nel momento giusto può fare la differenza, anche se realizzato con modeste risorse (no shit, Sherlock).

 

Grazie Carlo e speriamo di vederti attivo sulle nostre pagine!

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