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  A Developer Abroad - Dario Vangelista
Pubblicato da Pasquale Sada il 2013-01-10 11:30:37

 Developer #9
 

Nome: Dario Vangelista

 

Città di residenza:Quebec, Canada

 

Compagnia: Ubisoft

 

 
 
 
 
 
 
Nuova settimana nuovo appuntamento con A developer abroad. E' la volta di Dario Vangelista e Ubisoft.
 
Presentati a GPI, Dario era un ragazzino col sogno di.  . .? 

Un ragazzino senza nessun sogno in particolare... per tantissimi anni non ho avuto la minima idea di cosa volessi fare nella vita. Ovviamente sono cresciuto videogiocando, i primi che ricordo sono su c64 anche se e' possibile che ce ne fossero stati altri prima, dato che ho due fratelli piu' grandi. Tramite i videogiochi ho anche avuto il primo fondamentale assaggio della lingua inglese,dato che ai tempi le localizzazioni erano inesistenti o di pessima qualita'! Una volta finita l'universita' (informatica, solo triennale) mi sono ritrovato un po' per caso, un po' per curiosita' a dare un'occhiata al sito della milestone, e da li' il passo a mandare il curriculum e' stato breve.
 
Quale è stata la tua prima esperienza fuori dal paese? 

Sto facendo la mia prima esperienza fuori dall'Italia, sono da circa 8 mesi in Ubisoft nello studio di Quebec City. Con loro ho gia' pubblicato il primo titolo, Assassin's Creed III in versione WiiU - mi sono occupato di multiplayer/network programming.
 
Come descriveresti la tua esperienza di lavoro alla Ubisoft? 

Finora e' stata un'esperienza molto positiva, sia professionalmente che per quanto riguarda la vita privata. Trasferendosi dall'altra parte del mondo senza conoscere nessuno e senza sapere nulla della lingua locale si impara senza dubbio tantissimo e ogni giorno si deve dare il 100%. Consiglio a tutti di fare un'esperienza di questo genere, apre veramente gli occhi..
In ufficio ho fatto parte di un team molto forte tecnicamente, e' stato bello sapere di poter contare su cosi' tanta esperienza qualora ne avessi avuto bisogno. Poco overtime, giusto lo stretto necessario per chiudere un titolo che non poteva slittare assolutamente essendo un titolo di lancio per una nuova console. Soprattuttto, niente pressioni qualora non potessi fermarmi per motivi vari in ufficio.
 
Quali differenze hai trovato tra l'ambiente di lavoro italiano e quello all'estero (a prescindere dal campo dei videogiochi) ?
 
La mia e' per ora un'esperienza breve, quindi e' difficile per me valutare... sicuramente sono passato da un'azienda di medie dimensioni a un colosso dei videogiochi, quindi le dinamiche sono completamente diverse. La difficolta' piu' grande finora e' abituarsi a lavorare con persone che stanno in altri continenti e in altri fusi orari, mentre in milestone ero abituato ad avere conversazioni di persona con tutti. Il lato personale di conoscere almeno vagamente tutti i miei colleghi mi manca un pochino, devo dire, ma ovviamente ci sono altri vantaggi per bilanciare: piu' esperienza, piu' risorse disponibili (in ogni senso della parola), piu' tempo, piu' responsabilita'.
 
Se avessi la possibilità di fondare una tua compagnia in Italia o venissi contattato da una nuova e promettente software house Italiana, torneresti a lavorare nel nostro paese? 
 
Non nel breve termine, per almeno un paio di motivi; innanzitutto sono appena "atterrato" qui in Quebec, e in secondo luogo l'Italia (l'Europa in generale) non sta attraversando un buon momento e ho l'impressione che ci vorranno anni prima che la situazioni migliori. Sarebbe bello tornare e aprire una societa' con le tante competentissime persone italiane che ho incontrato in questi anni, ma al momento mi sembra assai improbabile, si dovrebbero allineare i pianeti!
 
Il mercato dei videogame è molto cambiato, agguerrito ma più accessibile.  Cosa ti senti di consigliare ai piccoli team Italiani che stanno attualmente proliferando ovunque nel nostro paese?  

Credo che non ci siano mai state tante opportunita' come in questo periodo per emergere, tra steam, psn, xbla, e mobile (senza dimenticare la bizzarria di kickstarter) e la disponibilita' di engine e middleware con licenze abbordabilissime per indie. Il mio consiglio e' il piu' scontato: poca roba ma buona; continuate a ridurre lo scope e a tagliare le feature del gioco fintanto che non rimane il nucleo essenziale, e quello deve essere eccellente. Un gioco indie secondo me e' come una scultura, parti dal blocco di marmo e hai finito quando hai tolto tutto quello che e' superfluo.
 
Grazie Dario e speriamo di vederti attivo sulle pagine di GPI!
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