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  A Developer Abroad - Vittorio Conti
Pubblicato da Pasquale Sada il 2013-01-16 23:27:30

 Developer #10
 

Nome: Vittorio Conti

 

Città di residenza:Leeds, UK

 

Compagnia: Rockstar

 

 
 
 
 
 
 

Ci avviciniamo al weekend e lo facciamo con Vittorio Conti e la sua Rockstar!

 
Presentati a GPI, Vittorio era un ragazzino col sogno di.  . .? 
 
Ciao ragazzi, la mia storia penso sia uguale a quella di tantissimi altri appassionati videogiocatori che hanno seguito e cavalcato con passione l'evoluzione dei PC, delle consoles e conseguentemente di tutti i capolavori sviluppati su di esse. Vengo da una piccola città immersa nel verde delle Marche dove ogni evoluzione di questo genere (nell'epoca Pre-Internet) era diffusa solo tramite qualche rivista di settore (di solito introvabile nella maggior parte delle edicole) e da amici smanettoni che non si sa bene come potessero essere sempre informati.Ho frequentato il Liceo Classico e a quei tempi nella mia testa tutto questo mondo forse nemmeno c'era, non mi ero mai avvicinato all'idea di vivere facendo videogiochi, la cosa che mi divertiva fare di piu era giocarli! Ho però iniziato a maturarla quando decisi di interessarmi ad un corso allo Ied di Milano, infatti l'idea di frequentare un'università qualsiasi tanto per il gusto di farla non mi convinceva affatto e cominciai cosi a guardarmi intorno sperando di trovare qualche interessante alternativa per la mia vita....non ricordo chi mi consiglio quell'Istituto e decisi cosi di andare all'Open Day per farmi un'idea piu chiara. Fu cosi che partecipai ad un interessante dibattito sul mondo dei videogiochi con un professore che all'epoca insegnava nella scuola, al termine del quale ho capito che ,forse, esisteva la possibilità di lavorare facendo videogiochi!
 
Quale è stata la tua prima esperienza fuori dal paese e che difficoltà iniziali hai dovuto superare per raggiungere i tuoi scopi?
 
Ho deciso di andarmene dall'Italia dopo aver lavorato in diverse realtà del nostro paese, alcune di queste esperienze sono state decisive sia per la mia formazione professionale che per quella umana; in una di queste in particolare ho avuto l'onore di far parte di un piccolo gruppo di sviluppo che aveva pero una grande preparazione tecnica, e che condivideva con me il desiderio di affermarsi nell'industria che conta veramente.Molte cose ci accomunavano, le nostre storie lavorative passate erano piene di avventure andate male, di tentativi naufragati, di qualche fallimento societario e ahime anche di qualche stipendio non pagato....avevamo davvero tutti il desiderio di rivalsa, c'eravamo trovati li venendo da tutte le parti d'Italia con la voglia di migliorare e di affermarci. Purtroppo i classici problemi italiani hanno fatto si che questa avventura durasse meno di quello che ci aspettassimo...fu cosi che decidemmo chi prima chi dopo, di partire in cerca di fortuna per il Regno Unito...L'inizio è stato duro per tutti, nuovo paese, usanze, lingua (a me all'epoca del tutto sconosciuta) ma giorno dopo giorno abbiamo visto carriere professionali di prim'ordine prendere il largo e divenire solide realtà internazionali di cui sono (siamo) tutti molto orgogliosi.
Tornando alla risposta, il mio primo studio Inglese è stato FreeStyleGames (Activision/Blizzard) un'azienda gestita in maniera spettacolare, dove il lato umano veniva spesso anteposto a quello professionale, li ho davvero imparato il significato di lavorare in team e l'importanza che esso ricopre nello sviluppo di un videogioco. Lavorai ad una demo per un progetto che sfortunatamente non vide mai la luce, ma fu una palestra fondamentale per me, perche mi diede la possibilità di mettermi alla pari (tecnicamente) degli altri e continuare quasi fuoriosamente a studiare, testare, sbagliare e ricominciare. Trascorsi li meno di un anno, decidendo poi di guardarmi intorno in cerca di una sfida che potesse essere ancora piu competitiva per me, tuttavia porto FreeStyleGames nel cuore, non avrei mai potuto desiderare un posto migliore dove iniziare la mia avventura.
 
Come descriveresti la tua esperienza di lavoro alla Rockstar? 
 
Assolutamente ROCK!
Sono entrato a far parte del team di sviluppo che nella mia vita da videogiocatore ho di piu amato in assoluto ed ho scoperto che seppur esso è composto da gente al top nel settore, con titoloni che hanno venduto milioni e milioni di copie sulle spalle, sono ancora li desiderosi di imparare, di migliorare, di condividere una scoperta figa con gli altri membri proprio come avessero iniziato a lavorare li da 2 giorni! Mi sono quindi ritrovato molto motivato a far parte di un gruppo di persone curiose, come me, di scoprire sempre cose nuove, di provare, di guardare alle nuove tecnologie e a cosa esse ci possano offrire in termini di Sviluppo software...ed il tempo è volato via, e vola tutt'ora!
Mi sono subito sentito a casa nella grande R, ho sposato sempre il loro stile, al quale mi sono spesso ispirato fin da quando ho iniziato a creare environments e portfolii a casa; Per cio che riguarda il discorso progetti non mi soffermo granchè su questi per non incorrere in qualche trappola contrattuale che ho sottoscritto, vi dirò solo che lavorare per titoli che hanno addosso gli occhi di tutto il mondo ti rende ancora piu responsabile di quello che crei, ti motiva, ti da la voglia di migliorare tutto quello che fai,giorno dopo giorno facendo si che esso possa essere alla pari dell'hype che genera nei milioni di fan che aspettano in trepidante attesa. La mia esperienza in R fino adesso è stata da 10+!
 
Quali differenze hai trovato tra l'ambiente di lavoro italiano e quello all'estero (a prescindere dal campo dei videogiochi) ?
 
Abissali....E non lo dico per fare il figo.
Il rispetto per il tuo ruolo, per le competenze che ti permettono di occuparlo...la MERITOCRAZIA (questa sconosciuta...),rendono questo ambiente di lavoro un'autentica officina di talenti, dove i dipendenti vengono motivati a dare di piu per ottenere di piu, in primis per noi e di riflesso per l'azienda. Qui si investe nei membri del team per creare gruppo di persone ambiziose, che piu lavorano piu guadagnano, sia in termini economici sia in termini di carriera.
Qui hai i mezzi e le possibilità per poter sviluppare le tue idee e contribuire a sviluppare qualche cosa di unico e che abbia anche quel pizzico di farina del tuo sacco;qui non incontri un ottuso 45 enne che pensa di essere arrivato e che non ti permette di realizzare le tue idee solo per paura di essere scavalcato, qua incontri il 50enne che ha 20 titoli alle spalle che ti ringrazia se gli offri una soluzione ad un problema che lui non era stato in grado di risolvere... 
Non esiste nepotismo, chi ha voglia di andare avanti e si impegna, lo fa; se hai idee e sei disposto a sacrificarti per metterle in atto, fai strada.
 
Se avessi la possibilità di fondare una tua compagnia in Italia o venissi contattato da una nuova e promettente software house Italiana, torneresti a lavorare nel nostro paese?
 
Ogni volta che ci si ritrova con i vecchi amici di cui vi parlavo prima, questa domanda salta fuori; E' una specie di chiodo fisso che abbiamo tutti, quello di portare le nostre esperienze, acquisite in giro per il mondo, in Italia. 
Spesso è capitato di fantasticare su come sarebbe tornare a casa e creare (sul modello inglese) uno studio competitivo che faccia del genio italiano vanto in tutto il mondo....sarebbe bellissimo senza dubbio. Rimango pero molto dubbioso sulla sua fattibilità, ci sono troppe cose da cambiare nell'ambiente lavorativo italiano, e non parlo della sola industria dei videogiochi, che purtroppo rendono al momento anche ostico il solo pensare ad una soluzione del genere. 
Dico questo perche alla base manca un'infrastruttura organizzativa chiara, volta a sviluppare il talento dei propri dipendenti, rendendoli partecipi delle fortune (e sfortune)
dell'azienda stessa, non riducendoli a semplice manovalanza da sfruttare per concludere un progetto, incassare le vendite, e chiudere bottega. 
Diciamo che se un giorno qualcuno con delle risorse economiche adeguate e delle esperienze serie di settore decidesse di chiamarmi per dare il mio contributo, in termini di organizzazione e know how, sarei sicuramente contentissimo
di tornare a casa mia, questa è l'unica certezza al momento.  
 
Il mercato dei videogame è molto cambiato, agguerrito ma più accessibile.  Cosa ti senti di consigliare ai piccoli team Italiani che stanno attualmente proliferando ovunque nel nostro paese?  
 
Il fatto che piccole aziende nascano di continuo è sicuramente un ottimo segno. Spero davvero che questi studi possano continuare sviluppando tecnologia proprietaria e anno dopo anno, tenendo come riferimento modelli aziendali europei,
possano diventare solide realtà Italiane.Al momento la situazione nel nostro paese non è delle piu facili e un'industria come questa necessiterebbe di un aiuto economico importante da parte di Stato e Banche per sostenere costi di produzione e magari poi anche svilupparsi e diventare competitiva a livello globale, è altresi vero però che gli italiani anche nelle difficoltà sanno sempre arrangiarsi e sorprendere il mondo con le loro idee, in qualsiasi ambito essi si applichino, quindi finche la situazione non cambierà penso che l'unico vero consiglio sia di continuare a tirare fuori prodotti videoludici che rappresentino Novità, che funzionino alla grande anche con 4 poligoni e 2 textures...nessuna grafica da urlo batterà mai un'ottima e originale idea! 
 
Grazie Vittorio e speriamo di vederti attivo sulle pagine di GPI!

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